Germaine Cellier
Louise Charlotte Germaine Cellier nasce a Bordeaux il 26 marzo 1909, figlia di un tranviere e di una commessa. Diplomatasi assistente di chimica nel 1925 alla scuola Scientia di Parigi, mentre vive con i genitori ad Argenteuil, entra negli anni ’30 da Roure (oggi Givaudan), dove inizia occupandosi dello sviluppo di basi.
Donna dalla vita sociale intensa, frequenta gli ambienti dell’alta moda e stringe legami con stilisti del calibro di Pierre Balmain e Robert Piguet, che le affidano i loro profumi. Per Piguet crea nel 1944 Bandit, rivoluzionario per la sua concentrazione senza precedenti (2,5%) di isobutilchinolina, che gli conferisce un carattere cuoiato. La sua fama travalica presto il settore: una rivista dell’epoca titolava che Cellier aveva “strappato agli uomini il monopolio del miglior naso”.
Personaggio tanto brillante quanto spigoloso, nel 1946 assume la direzione di Exarôme — filiale di Roure-Bertrand dedicata alla ricerca e creazione di profumi — lavorando in una villa privata a Neuilly per evitare la vicinanza di Jean Carles, con cui i rapporti erano tesi. Fuori dal laboratorio è una bon vivant: vacanze a Pyla, carte, pétanque e minigolf, con simpatie socialiste radicali, Le Canard enchaîné tra le mani, Europe 1 in sottofondo, whisky e Gauloises.
Firma nel 1947 per Balmain il celebre Vent Vert, con un audace 8% di galbano. Il profumiere Pierre Bourdon la paragona a Stanley Kubrick — nessuna opera uguale all’altra — pur riconoscendole uno stile inconfondibile: formule concise, strutturate, con altissime concentrazioni di materie prime.
Nel 1948 arriva Fracas per Robert Piguet, costruito su una concentrazione eccezionale 3,5% di lattoni C-14 (nota di pesca) e lattoni C-18 (nota di cocco), mentre Mitsouko ne contiene solo lo 0,15%. Fracas da allora ha sedotto e continua a sedurre uomini e donne come Marc Jacobs, Sofia Coppola, Courtney Love, Brigitte Bardot, Marilyn Monroe e Madonna.
Ancora oggi resta un riferimento assoluto: come osserva Frédéric Malle, chiunque immagini un profumo alla tuberosa torna inevitabilmente a quella formula, armoniosa e priva di qualsiasi ingrediente superfluo.
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