
Isabelle Larignon è la mente e la creatrice dei meravigliosi profumi di nicchia del suo brand omonimo. Ci siamo incontrate durante la scorsa edizione di Esxence ed è stato davvero amore a prima vista (ma anche a primo naso).
I profumi Isabelle Larignon non sono solo piccoli gioielli cesellati con mani esperte: sono dei veri e propri racconti olfattivi, in cui la storia non è solo storytelling, ma parte integrante di una creazione artistica che fonde mirabilmente l’esperienza intellettuale della narrazione con quella sensoriale del profumo.
Non può che essere diversamente, peraltro: Isabelle Larignon è un’artista a tutto tondo, una scrittrice che ha studiato canto lirico e danza, che ha l’intelligenza artistica tipica di chi è abituato a declinare la propria creatività tra arti differenti senza soluzione di continuità.
E insomma, non abbiamo resistito alla tentazione di chiederle di raccontarci il suo mondo incantevole e profumatissimo, che ha già conquistato molti cuori tra gli appassionati di profumeria di nicchia.
Isabelle, entrare nel tuo mondo è un’esperienza emozionante: si percepisce un’atmosfera di creatività e ispirazione che attinge da tantissime fonti: dall’arte, dalla poesia, ma anche dalla danza, dall’opera, dall’illustrazione. Cosa ti ispira di più nella composizione dei tuoi profumi?

Tutto dipende dal momento in cui la storia entra nel processo creativo del profumo, se prima o dopo la creazione della formula.
Quando la storia ispira il profumo, spesso è perché è una storia forte che mi ha travolto, che mi ha segnato al punto da spingermi a trasformarla in un profumo, come nel caso di Le flocon de Johann K o Dafneis.
Altre volte succede invece che, mentre faccio ricerche per una formula, l’etimologia di una parola mi apre le porte a una leggenda popolare che mi ispira una fiaba, come quella di Milky Dragon, la storia di un vecchio drago solitario e scontroso che si innamora di una donna camelia. Altre volte ancora, è l’ingrediente principale su cui lavoro, come il gelsomino in Bangla Yasaman, altre volte è la piccola melodia che il profumo suona, come nel caso di Mandi Rhubi.
Anche l’aspetto grafico sembra molto importante per te, quasi un complemento alle tue creazioni, con illustrazioni e packaging così perfettamente in armoniacon tutto da sembrare parte integrante dei tuoi profumi. Come scegli la parte grafica delle tue creazioni?
Per ogni profumo ho un’idea molto precisa di ciò che voglio e di ciò che non voglio. Gli stili grafici di ogni profumo sono molto eclettici, ma la coerenza è garantita dalla scelta del bianco e nero, da un’identità visiva semplice e ricorrente e, naturalmente, dal mio gusto estetico personale.
Ai tempi di Le Flocon de Johann K, il mio primo profumo, non c’era una linea grafica. Insieme a Laurent Germain, un grafico con cui collaboravo da molti anni per la realizzazione dei miei carnets de rêves®, abbiamo optato per una composizione tipografica ispirata alla copertina di un libro, con un fiocco disegnato nel 1610 da Johann Keplero raffigurato in dettaglio. Successivamente ho fatto riprodurre tutti i fiocchi disegnati in 3D da Keplero per decorare l’interno della confezione.
Per Milky Dragon, ho voluto collaborare con Laurent Pinon per il suo stile molto essenziale che gioca sui rapporti tra vuoto e pieno, come il puzzle Tangram. Per il drago volevo assolutamente evitare lo stile tatuaggio, così come i mondi dei manga e dell’astrologia. Volevo un trattamento molto grafico con un concetto di sovrapposizione. Le ispirazioni nel brief spaziavano dai costumi di Oskar Schlemmer per il Bauhaus Theater a quelli di Ziggy Stardust di Yamamoto, passndo per il Tangram, Philippe Hiquily, fino ad alcune opere dell’artista inglese Kate MaccGwire.
Sul tuo sito web citi il poeta argentino Roberto Juarroz, secondo cui la poesia non può essere né definita né compresa, ma, come diceva il poeta giapponese Basho, può solo essere vissuta. Secondo te, vale lo stesso per il profumo?

Sì, penso che un profumo non abbia bisogno di definirsi e tanto meno di essere descritto in termini di materie prime. Sarebbe come descrivere un quadro di Vermeer, del Tintoretto o di Matisse ricorrendo ai codici Pantone dei colori utilizzati: non ci dicono assolutamente nulla dell’opera che abbiamo davanti agli occhi. Allo stesso modo, abbiamo forse bisogno di sapere che il Quartetto per archi n. 14 “La fanciulla e la morte” di Franz Schubert è in Re minore per lasciarci commuovere dalla sua grazia malinconica? Lasciamo l’analisi ai musicologi o agli esperti di profumi! Io, che amo tanto le parole, apprezzo proprio il fatto che gli odori e i profumi sfuggano alle parole; mi piace che questi due mondi non si incontrino e sfuggano all’ovvietà.
Oltre a definirti una creatrice di profumi, ti descrivi come «una penna con il naso». Che importanza ha la scrittura nel tuo lavoro di profumiera? E il tuo lavoro di profumiera sulla scrittura?
Ho lavorato come copywriter per quasi 20 anni, quindi direi che la scrittura è la parte facile e quella che padroneggio meglio del mio lavoro di profumiera. È anche la dimensione ludica e politica dei miei profumi: mi piace sentirmi libera di inventare tutte le storie che voglio. Peraltro, mi piace conferire una dimensione politica ai profumi, che vengono sistematicamente ridotti a oggetti legati alla seduzione, alla sensualità o addirittura alla sessualità, oppure a prodotti tipici del territorio, con la valorizzazione dell’origine delle materie prime. Quando, con Bangla Yasaman, rendo omaggio a un venditore ambulante di fiori che vive nella miseria, il mio intento non è chiaramente quello di far sognare, ma di interrogarmi sul mio rapporto con il mondo. Allo stesso modo, dietro le storie di Mandi Rhubi e Dafneis, c’è un messaggio femminista.
Cosa vorresti raccontare ai clienti di Studio Olfattivo riguardo ai tuoi profumi? C’è qualcosa che vorresti che sapessero?

Non parlo mai dei miei profumi in sé: parlo o della loro storia, oppure del contesto in cui li ho immaginati, ma raramente solo del profumo. Per me, il profumo si deve racconta da solo, così ognuno può crearsi la propria storia e il proprio paesaggio interiore.
Come desideri che i tuoi profumi vengano vissuti?
Nel modo più personale possibile, in piena libertà! Non c’è nulla di più soggettivo e intimo della scelta di un profumo, ed è una cosa rara quanto l’incontro con un nuovo amico, è qualcosa di magico.
Per me, un profumo è proprio questo: un incontro fortunato che ti tocca senza che tu sappia perché. Dico sempre che un profumo è come l’abbraccio di un amico: le sue braccia a volte sono avvolgenti, a volte rassicuranti; a volte ti stimolano, a volte ti sotengono; a volte ne hai bisogno al mattino, a volte alla sera, a volte di notte.
Grazie mille, Isabelle!
Grazie a voi!
Roberta Deiana
Credits: all pictures courtesy of Isabelle Larignon
