I profumi Baruti sono amatissimi nel mondo della profumeria di nicchia, per la loro potenza, per le composizioni visionarie del brand, memorabili, soprensenti, ispirate, ma sempre con un carattere deciso e riconoscibile.

Qualche giorno fa, ho avuto il piacere di intervistare Spyros Drosopoulos, fondatore e naso del marchio Baruti, ed è stata l’occasione per una bella chiacchierata.
S.O. – Buongiorno Spyros. La prima cosa che vorrei chiederti è sui versi, molto belli, con cui si apre la pagina di presentazione di Baruti:
Questo è il profumo dei miei sogni/
le storie che voglio ricordare/
apparentemente giocose/
radicate nell’inconscio/
che confondono la mente.
Quindi, i profumi nascono davvero dall’inconscio?
S.D. – Nel mio caso, sì. A differenza di molti profumieri che partono da ricordi o esperienze personali, io voglio raccontare delle storie, un po’ come se fossi il regista di un film. In questo senso, i miei profumi provengono dal subconscio, cioé dal posto da cui proviene la creatività; per questo non si basano necessariamente su fatti reali, ma sulle idee che voglio comunicare attraverso i profumi.
S.O. – A questo proposito, tu hai un background di studi in psicologia e un dottorato in memoria e consolidamento. Dal tuo punto di vista, i profumi possono influenzare il nostro umore?

S.D. – Certo, siamo tutti d’accordo che il profumo può cambiare il modo in cui ti senti, renderti felice o triste, forte, consolarti.
Ma non funziona come l’aromaterapia: il limone non è sempre energizzante o la lavanda sempre calmante, perché il profumo è una composizione complessa, con molti ingredienti diversi. Alla fine dei conti è il profumo nel suo insieme a determinare come ti senti, perché la somma dell’insieme è molto maggiore delle singole parti. Posso avere tre ingredienti calmanti, ma il profumo finale può essere energizzante.
Per questo mi concentro sulla composizione finale e sull’emozione che può suscitare, che può anche cambiare durante lo sviluppo del profumo. Con Indigo, l’inizio dovrebbe essere più sereno, quasi come una meditazione. Ma poi, man mano che il profumo si evolve, diventa più estroverso, più vivace, quasi come una festa. È così che immagino lo sviluppo della storia che il mio profumo racconta.
S.O. – Nelle tue creazioni, però, c’è anche una certa ironia, una giocosità sempre presente…
S.D. – Sì, secondo me tutto dovrebbe essere giocoso, leggero, dare uno stimolo all’immaginazione. E credo che nemmeno i profumi debbano prendersi troppo sul serio… infatti i profumi Baruti hanno dentro un certo humour giocoso, un approccio divertito. Ma non è qualcosa di urlato, che noti subito, è un piano di lettura che si svela poco a poco, man mano che conosci di più questi profumi.
È un modo per connettersi con il bambino interiore, ed è fondamentale per coltivare la curiosità, l’apertura mentale, la voglia di meravigliarsi ancora. Mi piace che i miei profumi ispirino chi li porta, che lascino una sensazione positiva, di grande energia, di buonumore, di curiosità.
S.O. – Parliamo del nome: Baruti in greco significa “polvere da sparo”, ma anche qualcosa che fa una vivida impressione…

S.D. – Esatto. Quando in greco dici che qualcosa è baruti, significa che ha potere, qualità, carattere. Non è per i deboli di cuore, insomma!
L’ho scelto per varie ragioni: da una parte mi piace l’idea dell’esplosione: in un certo senso, il profumo esplode sulla pelle quando lo spruzzi e finalmente senti tutte le note, la sua intera storia.
Mi piace anche il suono della parola: sembra italiano… e infatti molti pensano che profumi Baruti sia italiano, anche in realtà dovremmo avere una doppia T, per essere plausibili!
Ma mi piace soprattutto il significato più profondo di questa parola che ben si adatta al mio modo di concepire il profumo: come profumiere indipendente e autodidatta, per me è fondamentale raccontare le mie storie. Non mi interessa ricreare il lavoro di altri, per quanto lo possa ritenere valido (anche se vorrei aver creato Black Afgano, Ganymede o Baccarat Rouge): io creo i miei profumi, che infatti hanno un DNA molto preciso. Penso che la parola baruti incarni questo concetto.
S.O. – Sì, e in effetti è anche molto appropriato! In fondo, sei stato un trendsetter con i tuoi profumi intensi e potenti prima che il mercato li richiedesse. Come è nata l’idea?

S.D. – In parte è dovuto al nome: se ti chiami Baruti i tuoi profumi devono essere potenti! Quando ho iniziato con i miei Extrait, in effetti non erano comuni, e molti dicevano di trovarli troppo forti. Pensavo fosse un modo educato per dirmi che non piacevano!
Solo in seguito ho cominciato a produrre gli Eau de parfum. Credo che Baruti sia l’unico marchio al mondo che ha iniziato con gli Extrait e poi ha aggiunto l’Eau de Parfum! Di solito tutti fanno il contrario. Curiosamente, il vero successo è arrivato con la versione EdP, tant’è che mi chiedo se ho ancora bisogno dell’Extrait, perché a parte Perverso, Chai e Oh My Deer, le persone tendono a preferire gli EdP.
Forse è anche questione di formato: gli EDP da 50ml piacciono di più degli Extrait da 30ml, perché il flacone è più grande: psicologicamente dà più soddisfazione. Non posso dire, però che la cosa non mi abbia sorpreso: quando ho lanciato il marchio nel 2014-15, c’era già Nasomatto, che aveva molto successo con l’Extrait de Parfum da 30 ml. Quindi pensavo che il formato non avrebbe avuto problemi. Invece ora vedo che l’EDP da 50 ml funziona molto meglio. Quindi sì, è contro-intuitivo, ma vero.
S.O. – Hai dichiarato di avere una passione per la ricostruzione dei odori quotidiani. Quanto impatta sulla creazione dei profumi Baruti?
S.D. – Gli odori quotidiani sono spesso fonte d’ispirazione per me. Con i fiori, per esempio, per i quali non sempre esiste un estratto, o non profuma come il fiore vivo, o è troppo costoso o limitato dagli allergeni. Quando annuso un fiore, un bicchiere di vino rosso o assaggio, che so, un curry, cerco di analizzare: di cosa è fatto? Come si ottiene questo profumo? La mia mente da scienziato nerd dice “dobbiamo capire”. Quindi inizio a fare esperimenti in laboratorio… è la mia ricerca! Se poi ottengo una buona ricostruzione, la uso in un profumo, come per esempio l’ accordo di lilla in Onder De Linde.

Con Hot Cotton, invece ho scoperto delle materie prime che danno sfumature metalliche calde e mi sono chiesto cosa potevo farci. Sono stato fortunato che nessuno l’avesse mai creato prima, con mia grande sorpresa. Hot Cotton è stata una delle risposte che mi sono dato e funziona sorprendentemente bene.
In questo caso, non è un odore che ho ricreato, sono i materiali mi hanno ispirato. Per questo sono sempre interessato a scoprire nuove materie prime perché stimolano la creatività. So che si sono fragranze che non posso ancora realizzare perché non conosco certi materie prime, quindi sono sempre alla ricerca.
S.O. – Hai un messaggio per i lettori di Studio Olfattivo?
S.D. – Mi piacerebbe che le persone esplorassero i profumi Baruti con curiosità, ma anche con estrema libertà, per prendere queste storie e di trasformarle come meglio si adatta al loro sentire.
S.O. – Grazie mille per questa chiacchierata, Spyros!
S.D. – Grazie a voi!
Roberta Deiana
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